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giovedì, novembre 30, 2006



Il Servizio studi della Camera (di bertinotti) ha presentato i primi dati rilevati dalla giunta per le Elezioni di Montecitorio sulle ultime elezioni politiche e nelle tabelle riassuntive si scopre che a vincere le elezioni di aprile non è stato Prodi ma Berlusconi.
Leggendo le pagine 330 e 331 e sommando il totale dei voti delle due coalizioni presentati dagli uffici di Bertinotti si evince che
i voti della Cdl sono 18.976.902 contro i 18.935.047.

Inoltre Fontana (di forza italia) afferma che, dai dati dell'Ufficio studi di Montecitorio, alla Camera i votanti sono stati 39 milioni 276mila 893, mentre il totale dei voti tra validi, bianche, nulle e contestate è di 39 milioni, 300mila 351. Quindi sono state conteggiate 23.458 schede in più rispetto al numero dei votanti mntre la differenza di voti a favore dell'Unione rispetto alla Cdl è stata di 24.755.
Sempre più difficile ed inquietante.

Oggi, intanto, la giunta per le Elezioni della Camera deciderà se ricontare tutte le schede bianche e nulle o limitarsi a effettuare controlli a campione.


Il Servizio studi della Camera ha già detto che una verifica puntuale dei voti sarà molto difficile, se non impossibile.

Oltre al fatto che è sempre più difficile scegliere chi votare (la classe politica è molto modesta) adesso si aggiunge che in questa repubblica non si sa neanche chi ha vinto.

Povera Italia.


fonte web
ilgiornale

martedì, novembre 28, 2006



Ho appreso dall’Ansa che la Procura della repubblica di Roma ha aperto un fascicolo su Enrico Deaglio per diffusione di notizie false, esagerate e tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico.

Alle volte pensando male ci azzecchi.
Ebbene comincio a pensare che questa azione della procura sia uno stop imposto dall'alto.

Infatti il DVD di Deaglio ha messo in difficoltà il governo prodi e la maggioranza piuttosto che l'opposizione.
Ecco quindi che per evitare che la situazione possa ulteriormente peggiorare si decide (chi?..) che non serve più indagare.

Insomma nessun riconteggio delle schede, forse è meglio far finta che tutto va bene.
Per la repubblica un'altra figuraccia.


adnkronos



28 novembre 1952

ELENA DI SAVOIA
TERZA REGINA D’ITALIA
ROSA D’ORO DELLA CRISTIANITÀ

in esilio muore a Montpellier (Francia), ove riposa tuttora in attesa di trovare degna sepoltura al Pantheon di Roma

giovedì, novembre 23, 2006



La Procura della Repubblica di Roma ha aperto un fascicolo disponendo l'acquisizione del film di enrico deaglio «Uccidete la democrazia!», nel quale il giornalista del Diario ipotizza presunti brogli elettorali nelle scorse elezioni politiche.

Se ancora oggi, che viviamo in una società tecnologicamente avanzata, si temono brogli elettorali, chissa' cosa successe veramente nel referendum istituzionale monarchia-repubblica del 1946.
A ben pensarci è la repubblica che ha ucciso la democrazia.

E' impossibile non ricordare i brogli avvenuti nel referendum istituzionale del 1946.

Se non sbaglio nel numero 6 del 2002, la rivista Nuova Storia Contemporanea pubblicò una pagina sulla forzatura ai massimi livelli dello Stato ordinata da togliatti in veste di Guardasigilli.
Massimo Caprara (al tempo segretario personale del migliore) ricostruisce il tortuoso meccanismo previsto per il referendum - ad esempio, quaranta milioni di schede per ventotto milioni di votanti - poi le notti convulse tra il 3 e 4 giugno: basti citare i Diari di Falcone Lucifero, ministro della Real Casa con De Gasperi che, il 4 giugno, l'informa di non creder più alla vittoria della Repubblica.
Secondo Caprara "Togliatti scelse per sé un'altra via di comportamento non quella delle congetture opinabili... ma quella della determinazione operosa. Infatti agì".
A lui il Guardasigilli detta il testo di una lettera da recapitare a Giuseppe Pagano, primo presidente della Corte di cassazione cui spettava la lettura dei risultati numerici e la proclamazione dell'esito referendario. Ed è ancora Caprara a portare la missiva e ad ascoltare l'immediata reazione di Pagano. La lettera ordina di modificare la procedura. Pagano deve solo conteggiare i nomi validi, senza aggiungere altro. In pratica non deve dire ufficialmente chi ha vinto.
Ma perché Togliatti fece quello?
La risposta è semplice: "Togliatti agì così per il rischio della vittoria della monarchia. Fu, quindi, una condotta apertamente di parte".
In poche parole togliatti voleva evitare un possibile altolà della Corte, una sospensione ufficiale nella proclamazione in funzione di un ricalcolo dei voti con conseguenti contromosse istantanee e drastiche dei monarchici.
Questo "colpetto di Stato" obbligò il re alla partenza per l'esilio.
Infatti quel giorno Togliatti regalò una memorabile battuta a Caprara: "I parti difficili come quello della Repubblica vanno assistiti e pilotati".


L'inchiesta parte dal documentario realizzato sulle elezioni 2006
Brogli sul voto? Indaga la procura di Roma
Disposto l'acquisizione della pellicola «Uccidete la democrazia!». Nel mirino Pisanu che denuncia Deaglio: «Contro di me calunnie»
ilcorrieredellasera


Elezioni: italiani credono a brogli
Lo rivela un sondaggio realizzato il 22 novembre dall'Ekma
(ANSA) - ROMA, 23 NOV - La maggioranza degli italiani ritiene che alle ultime elezioni politiche ci siano stati dei brogli: lo dice un recente sondaggio. Secondo la ricerca, realizzata dall'Ekma il 22 novembre su un campione di 1000 cittadini, il 50,5% pensa che brogli vi siano stati (tra questi, il 55,4% ritiene a danno del centrodestra, il 15,1% a danno del centrosinistra), mentre solo il 34,9% risponde con un secco "no". Il 14,6% dice invece di "non sapere".
ansa

lunedì, novembre 20, 2006



1851 - 20 novembre - 2006

Nasce a Torino
MARGHERITA DI SAVOIA-GENOVA
PRINCIPESSA REALE DI SAVOIA
(Torino, 20 novembre 1851 - Bordighera, IM, 4 gennaio 1926)

REGINA D’ITALIA DAL 9 GENNAIO 1878

REGINA MADRE DAL 29 LUGLIO 1900

domenica, novembre 19, 2006


1902 - 19 novembre - 2006

Oggi è il 104° anniversario della nascita di

MAFALDA DI SAVOIA
Principessa Reale Di Savoia, Langravia D’Assia

Mafalda di Savoia (Roma, 19 novembre 1902 - campo di concentramento di Buchenwald, 27 agosto 1944) , secondogenita di Re Vittorio Emanuele III e della Regina Elena di Savoia.

Si sposò a Racconigi il 23 settembre 1925 con il nobile prussiano, Landgrave Philipp von Hesse.
Con un tranello Hitler riuscì ad arrestarla, e fu deportata al lager di Buchenwald, dove venne rinchiusa nella baracca n. 15 sotto falso nome (frau von Weber).
Durante la permanenza nel lager ebbe parole di conforto per tutti e spesso regalava il suo misero pasto ad altri internati più bisognosi di lei.
Spirò il 27 agosto 1944, dopo inaudite sofferenze. Il suo corpo, grazie al prete boemo del campo, padre Tyl, non venne cremato, ma messo in una bara di legno e seppellito in una fossa senza nome. Solo un numero: 262 eine enberkannte fraue (donna sconosciuta).
In seguito alcuni italiani come lei rinchiusi in campi di concentramento nazisti, non appena liberi seppero trovare fra mille la sua tomba anonima e si tassarono fra loro per apporvi la lapide che l’identificava.
Le ultime parole della Principessa, prima di andare in coma, furono:

Italiani io muoio, ricordatemi non come una principessa ma come una sorella italiana

La principessa Mafalda riposa ora nel piccolo cimitero degli Assia nel castello di Kronberg in Taunus (Francoforte sul Meno).

mercoledì, novembre 15, 2006



Dopo il caso Alitalia anche Trenitalia fallisce ?
E le Ferrovie dello Stato sono a un binario morto…

Alla Commissione Lavori Pubblici del Senato l'amministratore delegato delle Ferrovie ha dichiarato che Trenitalia è sull'orlo del fallimento e che è assolutamente necessaria la ricapitalizzazione, altrimenti porterà i libri in tribunale in tempi brevi. La società, soprattutto a causa dei mancati trasferimenti da parte dello Stato, è sull'orlo del fallimento e servono 4 miliardi in quattro anni.
Nel corso della stessa audizione anche il presidente di Fs, Innocenzo Cipolletta ha confermato la situazione drammatica dei treni affermando che "Servono 6,1 miliardi di euro perché il sistema non collassi".

lastampa


In questo articolo si legge che "Le spese per le manutenzioni sono letteralmente esplose ma molti treni restano indecenti, i conti sono come sempre fuori controllo, i dipendenti sono improduttivi come da clichè, nonostante in 10 anni siano stati dimezzati. Le Ferrovie insomma si confermano il carrozzone di Stato di sempre: lento, poco efficiente, ovviamente in perdita, dove politica e sindacati fanno il bello ed il cattivo tempo"

In quest'altro articolo ho letto che 10.347 mezzi passeggeri in servizio in Italia (locomotori e carrozze) restano tra i più vetusti e inefficienti d’’Europa. Il ritardo medio della Transitaliana è di 76 minuti. L’indice di puntualità bassissimo, del 39 per cento.

Si potrebbe dire che basta andare su un treno, per capire che Paese siamo.

E' evidente che la grave crisi di Trenitalia è il risultato di problemi strutturali, lasciati marcire nel tempo e che decenni di non scelte e tanta cattiva gestione stanno portando alla paralisi le Fs.
Visto che se si cambia il governo ed il management i problemi sono sempre gli stessi, non solo per Trenitalia ma anche ad esempio per Alitalia, significa che c'è qualcosa di più generale che non funziona, cioè è il sistema repubblicano che porta sull’orlo del fallimento ciò che tocca.
In questa repubblica (..delle banane) gli Enti Statali (come Trenitalia.. ) ed anche le azienda private (come FIAT...) si comportano come i Governi con le Finanziarie, cioè si pensa di risolvere i problemi cercando di recuperare soldi, prendendoli dai contribuenti, mentre non si parla mai di razionalizzare.

A questo punto cosa fare ?
Di certo non si devono rifare gli stessi errori compiuti precedentemente dai politici e dirigenti.
Si deve cambiare direzione e quindi ad esempio non si dovrebbe dare neanche un centesimo di ricapitalizzazione a Trenitalia perchè obbligando le FS a ragionare con la mentalità di un’azienda di stampo privatistico forse si potrà avere un servizio ferroviario efficiente ed efficace.
E se poi non ce la fanno o non vogliono allora che le FS falliscano per poi privatizzarle, parola della quale i nostri politici si riempiono la bocca e basta.

E' questa la soluzione migliore? Non lo so, ma siccome fino ad oggi questo modello è sull’orlo del fallimento provarci è quantomeno doveroso.

Il sistema repubblicano è in grado di autocorreggersi?

martedì, novembre 14, 2006



Il parlamentare no global francesco caruso, eletto nelle liste di rifondazione comunista, membro della commissione Affari sociali, fa sapere alla stampa di aver seminato semi di marijuana nelle fioriere del cortile di Montecitorio.

La Cdl ha abbandonato l'Aula in segno di protesta ed in seguito caruso ha smentito di aver piantato dei semi di marijuana nelle aiuole di Montecitorio, spiegando che la sua è stata solo una provocazione per rilanciare la mobilitazione del 25 novembre, quando "la marijuana germoglierà in decine di aiuole in tutta Italia, davanti ai comuni e le Prefetture".

Esponenti della Cdl, intervenuti in Aula, hanno chiesto la convocazione dell'ufficio di presidenza per comminare eventuali sanzioni a Caruso, altrimenti bertinotti "vuol dire che condivide il gesto dell'onorevole Caruso".
In seguito ll segretario dell'Udc cesa ha accusato bertinotti di non essere l'arbitro che la Costituzione prevede ma un giocatore che squilibra la partita: da lui ci aspettavamo ben altro


Non si può stendere un velo pietoso su questa squallida vicenda, ai politici non interessa risolvere i veri problemi degli italiani, purtroppo i politici non sanno fare il loro mestiere e non difendono neanche il decoro del parlamento.

La decadenza della repubblica non ha limiti
Quando finirà lo spettacolo?

larepubblica

sabato, novembre 11, 2006



La decadenza della repubblica italiana ha trasformato il nostro Bel Paese in un paese pazzo governato da un governo pazzo.

Prima, per ricordare che lo stato italiano è incapace e pasticcione, si diceva che viviamo in una repubblica delle banane, adesso che la situazione peggiora viviamo addirittura in una repubblica dei pazzi.

La repubblica è ormai un incubo!
Italiani svegliamoci

Prodi: siamo in paese impazzito
La Finanziaria scontenta molti, ma per il bene di tutti'
(ANSA) - CREVALCORE (BOLOGNA), 11 NOV - 'Qui ormai siamo in un paese impazzito, che non pensa piu' al domani'. Lo ha detto il premier Romano Prodi.'Ho fatto una finanziaria che pensa allo sviluppo domani e dopodomani - ha aggiunto - Con una Finanziaria del genere si fanno molti scontenti. Non mi fa paura, perche' non ci sono elezioni imminenti'. 'Questa Finanziaria ha aspetti paradossali - ha aggiunto - tutti dicono 'pochi tagli' e poi c'e' una ferocia impressionante contro i tagli che abbiamo fatto'.

ansa


Finanziaria: Bonaiuti, impazzito è il governo
11 novembre 2006 alle 12:16 — Fonte: repubblica.it — 0 commenti
“Non è il Paese che è impazzito ma è impazzito questo governo che dopo questa offesa di Prodi agli italiani si conferma il peggior governo del dopoguerra”. È la replica di Paolo Bonaiuti, portavoce del presidente Berlusconi, alle dichiarazioni di Romano Prodi.

kataweb

venerdì, novembre 10, 2006

Ieri a Roma Guido Trombetti, presidente della Conferenza dei rettori (Crui), ha elencato tutti i numeri della crisi delle università italiane, ed in particolare ha lanciato un grido d'allarme per il rischio di paralisi per gli atenei se non saranno modificati i tagli in Finanziaria.
Il presidente Crui ha detto:

L'illogico decreto Bersani taglia le spese degli atenei per 250 milioni di euro, quando ne servirebbero tra i 500 e i 550 per garantire il funzionamento del sistema, e per tornare al punto di partenza di cinque anni fa occorrerebbe un miliardo di euro.

Il bello è che il ministro dell'Università, Fabio Mussi è solidale con i rettori, ed infatti afferma :
Il taglio ai consumi è un errore madornale, una batosta pesantissima e va modificato.
Il ministro critica se stesso ed il suo governo
Ecco cosa diceva Mussi a circa dieci giorni dall'insediamento del nuovo governo Prodi:
Occorre subito incrementare le risorse, perché siamo alla metà o a un terzo di quello che spendono paesi a noi equivalenti.
Comico ed inquietante.

Il guaio non finisce qui, perchè l'Italia spende 7.241 euro per ogni studente, contro i 9.135 della Francia e i 9.895 della Germania.
Sul fronte della ricerca, poi, il nostro Paese, secondo l'Istat, ha speso nel 2003 appena l'1,14% del Pil, addirittura meno di Repubblica Ceca e Slovenia.
Ma non si tratta solo di mancanza di fondi perchè ci sono anche disfunzioni.

In questa repubblica avvengano delle cose inaccettabile ed incredibili.
Per diminuire la spesa scolastica si pensa di ridurre il numero degli alunni bocciati, scelta assurda ma perfettamente in linea con la realtà della scuola repubblicana, già fin troppo poco selettiva.

Inoltre le università non sono aiutate come si dovrebbe fare, già lontane dalla realtà del Lavoro e dove spesso le cattedra sono controllate dalle lobby universitarie o dai politici, adesso non ricevono neanche i finanziamenti necessari.

L'università è fondamentale per un paese moderno, è lì infatti che si costruisce il futuro di una nazione dove si preparano le future generazioni a diventare classe dirigente e dove sviluppare il progresso scientifico, tecnologico, economico e culturale da cui trae beneficio tutta la comunità nazionale.

Purtroppol'istruzione continua a peggiorare.
Povera Italia!


ilsole24ore



L'Istat ha pubblicato l'Annuario statistico dell'anno 2006.
Ecco alcuni punti resi noti dall'Istat :

l'Italia è il Paese più vecchio d'Europa, cioè quello con il più alto rapporto tra abitanti con più di 65 anni e sotto i 15 anni (140,4) e il 5% della popolazione ha più di 80 anni.

l'Italia è una nazione in cui si sposa poco.
il nostro Paese non è solo più vecchio, ma anche sempre meno soddisfatto. L'analisi dell'Istat dice che, nel 2006, il 47,5% dei cittadini con più di 14 anni esprime un sentimento di insoddisfazione rispetto alla propria condizione economica

il tasso di occupazione resta fermo al 57,5%, ampiamente al di sotto del dato medio della Ue a 25, pari al 63,6%.

Evidentemente un paese pieno di vecchi, insoddisfatto e dove c'è poco lavoro non ha futuro, e ciò significa che il sistema repubblicano ha clamorosamente fallito.

Gli italiani devono capire che se non si cambia radicalmente la classe politica, la costituzione, la società siamo destinati a sparire.

A quando un nuovo risorgimento?



ilcorrieredellasera

giovedì, novembre 09, 2006



Il 9 novembre 1989 cadeva il muro di Berlino.

Il muro è esistito dal 13 agosto 1961 fino al 9 novembre 1989.

nota
Il senatore Gustavo Selva ha espresso il suo «rammarico» perché il governo non ha assunto iniziative per commemorarlo.
Selva ha fatto riferimento alla legge del 2005 che fissava nel 9 novembre il «Giorno della libertà» «quale ricorrenza dell'abbattimento del muro di Berlino, evento simbolo per la liberazione di Paesi oppressi e auspicio di democrazia per le popolazioni tuttora soggette al totalitarismo».
lastampa

La repubblica italiana ha già dimenticato questa importante data ?



Ieri a Roma la Roland Berger Strategy Consultant Italia (una delle principali società di consulenza strategica del mondo) presentando il suo studio sul mercato italiano ha bocciato il nostro paese, perchè in Italia c'è ancora molto da fare per realizzare la liberalizzazione dei mercati.

Secondo questa analisi, la capacità di competere del sistema Italia è in calo soprattuto perchè l'Italia risulta essere il quinto mercato più regolamentato al mondo dopo Ungheria, Messico, Turchia e Polonia.
Al contrario le nazioni dove i mercati sono più liberi sono Australia, Regno Unito, Islanda e Stati Uniti.

La bassa competitività è il risultato degli ostacoli alla concorrenza causati dall'eccessivo ruolo pubblico nell'economia ed in misura minore dalle barriere all'imprenditorialità.

Inoltre emerge un quadro quanto mai incerto, infatti i benefici delle poche liberalizzazione fatte in italia sono state raggiunti dai grandi clienti, ma non c'è stato un aumento dell'efficienza di sistema o di soddisfazione degli utenti.

Lo studio conclude che il futuro dell'economia italiana richiede risposte urgenti, e che la definizione delle soluzioni investe tutti i livelli del sistema Italia: governo, Camere, imprenditori, sindacati ed investitori istituzionali.

Insomma la repubblica ingessa il sistema italia e blocca le energie presenti nel paese.

Liberiamoci!!




CONCORRENZA IL BELPAESE NELLA LISTA NERA DEI MERCATI PIÙ REGOLAMENTATI.
LIBERANDO IL SISTEMA DA LACCI E LACCIUOLI IL PRODOTTO INTERNO LORDO POTREBBE SALIRE DEL 3,5%
Italia quinta tra i Paesi più «ingessati»
Roland Berger: «Deregulation ancora troppo scarsa, bisogna rimediare entro due anni»

lastampa

lunedì, novembre 06, 2006



Il Consiglio superiore della magistratura consegnerà un documento al ministro della Giustizia, Clemente Mastella, per bocciare l'indulto.

Il Csm considera la legge sull'indulto una decisione scellerata per la giustizia e per il sistema delle carceri perchè il 90% dei processi dei prossimi cinque anni rischiano di finire nel nulla.

Leggi adnkronos


Ma le conseguenze negative non riguardono solo l'ordine pubblico, con gli scarcerati che delinquono appena fuori dalla cella, ma il provvedimento cancella le pene pecuniarie sotto i diecimila euro comminate ai condannati.
Con l’indulto lo Stato ci rimetterà 500 milioni di euro!
Leggi ilgiornale

Inoltre l’indulto non ha neppure risolto il problema delle carceri, perchè ad esempio la popolazione carceraria di Regina Coeli è passata da 900 detenuti pre-indulto, a 746 post-indulto, per raggiungere i 980 attuali.

Da tempo in Italia viviamo in un clima di dissoluzione del senso civico e morale , adesso l’indulto ha generato nelle organizzazioni criminali un senso di impunità senza precedenti.

Visto che l’indulto è stato votato da una maggioranza bipartisan ,chi dobbiamo ringraziare?

sabato, novembre 04, 2006

Vittorio Emanuele III, il Re Soldato, portava alla vittoria l’Italia.
La prima pagina de “La Domenica del Corriere” dopo la Vittoria.

La Vittoria della Prima Guerra Mondiale è la più importante impresa della nostra storia, per la prima volta gli italiani furono un esercito solo, per restituire alla Patria i suoi naturali confini.

In quest’ora solenne ricordiamo i Caduti il cui esempio deve guidare gli italiani.
In realtà i Caduti non muoiono sui campi di battaglia e non spariscono nei sacrari, ma soltanto quando sono dimenticati !
Se così succede allora vuol dire che il popolo vivente non è più degno del grande popolo dei morti!


Una volta il 4 novembre era la ‘Festa delle Forze armate’ durante la quale le caserme erano aperte al pubblico.
In seguito la repubblica cambiò nome alla festa che, invece della ‘Festa delle Forze armate’, divenne ‘Festa dell’Unità nazionale e delle Forze armate’.
E' un messaggio fuorviante, perchè l’unità nazionale fu proclamata il 17 marzo 1861 con la proclamazione del regno d’Italia e non il 4 novembre 1918.

Evidentemente la "vulgata repubblicana" vuole normalizzare tutto, anche questa festa, cioè cancellare che la Vittoria fu del Regno d'Italia (e non della repubblica) e che la festa dell'Unità nazionale è il 17 marzo 1861 (proclamazione del Regno d’Italia)

venerdì, novembre 03, 2006



Per tanti motivi Napoli è sempre stata una città particolare, una città che tempo fa si amava per la vivacità e per il sole, ma adesso forse fa solo paura.

Adesso la vivacità è quasi sparita ed i napoletani, sempre fatalisti, continuano solo ad aspettare aiuti dagli "altri", poco cambia se dallo stato o dalla camorra.

D'altronde nel passato napoli era anche la capitale del sud d'Italia, era famosa per la sua cultura, l'arte e l'intelligenza della media-alta borghesia.

Da diversi decenni a napoli la situazione è molto peggiorata, e bisogna chiederci perchè adesso esiste un tessuto urbano talmente degradato.
I "nuovi camorristi" hanno perso il codice d'onore dei loro predecessori, che mai avrebbero ucciso donne o ragazzi, e sono banditi senza scrupoli.

Evidentemente ci sono gravissime responsabilità politiche ed istituzionali perchè una città non può diventare così degradata se lo stato non ha favorito od addirittura aiutato la camorra.
Infatti è visibile uno stretto rapporto tra la politica e la camorra, la camorra usa le strutture pubbliche e dialoga con il potere politico.
Insomma ci sono troppe forme di complicità tra la politica e la camorra.

Ciò significa che lo stato ha fallito e che, ancor più grave, molto probabilmente la politica non è in grado di risvegliare le coscienze dei cittadini e di recuperare la legalità.

Molto probabilmente Napoli è la città dove la degradazione del sistema repubblicano ha raggiunto l'apice, cioè il laboratorio dove gli aspetti più negativi della repubblica (corruzione, incapacità, statalismo, assistenzialismo, fregare il prossimo ..) hanno raggiunto il massimo.

Napoli: il trionfo della repubblica ?


Consiglio di leggere questo articolo di Bocca su larepubblica che si conclude con la frase :
"a Napoli la Camorra viene chiamata il sistema".

Io aggiungo che il sistema è quello repubblicano.

Spero che un giorno napoli possa ritornare ad essere una città rispettabile, ma purtroppo sono pessimista perchè abbiamo uno stato troppo debole ed incapace.

mercoledì, novembre 01, 2006



Dopo il declassamento dell'Italia da parte delle agenzie di valutazione finanziaria (Fitch, Standard and Poor's), adesso la repubblica italiana è bocciata anche in economia.

Infatti il Financial Times ha stilato una classifica dei ministri delle Finanze dei paesi europei, con lo scopo di valutare l’operato e i provvedimenti in materia economica dei governi “in carica” nei vari paesi europei.

In questa pagella il ministro italiano Padoa Schioppa è finito all’ultimo posto di questa classifica, con la seguente motivazione :

Ha messo in subbuglio il mondo dell’impresa ed è ricorso ad artifici di bilancio ma probabilmente riuscirà a tagliare il deficit.


Evidentemente la politica economica del nuovo governo proprio non piace agli esperti, che continuano ad affermare che non è con la “lotta di classe” che si risolvono i problemi.
Le divisioni, l’odio, le vendette promosse dalla sinistra italiana non aiuteranno di certo l’economia e il progresso del paese.

In questa repubblica nulla di nuovo : come prima e peggio di prima.



Financial Times

Non conosco i dettagli della questione siciliana, ma è evidente che lo stato repubblicano continua a fare confusione ed a dimostrarsi inefficiente.
Come è possibile che uno stato possa contemporaneamente avere due linee di direzione completamente opposte per quanto riguarda le pensioni?

Visto che il deficit repubblicano, completamente fuori controllo, continua ad aumentare, si sente (anche sotto la pressione dell'UE) la necessità di innalzare l'età pensionabile ma a quanto pare la Corte dei Conti da via libera alle baby pensioni in sicilia. Perchè ?

Sono convinto che in Italia si può riformare le pensioni solo se prima si cancellano tutti i privilegi della classe politica, ad esempio non si può innalzare l'età pensionabile e chiedere sacrifici agli italiani, se ai parlamentari bastano pochi anni di legislatura per avere le pensioni, e che pensioni ...

A questo punto immagino che si può spiegare questa anomalia perchè la Sicilia è una regione autonoma, e quindi esistono leggi o norme che lo permettono.
Non ho nulla contro i siciliani, ma rimango dell'opinione che in uno stato serio cose del genere non dovrebbero succedere.

Nell'articolo "breve storia della Corte dei conti", pubblicato nel sito ufficiale della Corte dei Conti, si legge che saggiamente e giustamente la Corte dei Conti fu istituita agli albori dello Stato unitario per vigilare le amministrazioni dello Stato, così da prevenire ed impedire sperperi e cattive gestioni.

In questa repubblichetta la Corte dei Conti invece di vigilare le amministrazioni dello stato, autorizza sperperi e cattive gestioni ?

A cosa serve una Corte dei Conti del genere ?



Si' a baby pensioni Regione Sicilia

Via libera per 102, a riposo con 25 anni di anzianita'
(ANSA) - PALERMO, 1 NOV -
Sbloccati i prepensionamenti alla Regione siciliana: chi ne ha fatto richiesta potra' andare a riposo con 25 anni di servizio.
E' stata depositata ieri la sentenza della Corte dei conti (la numero 3120, presidente Zingale) che da' il via libera ai primi centodue dei quattromila dipendenti bloccati nel 2003 dal governatore Salvatore Cuffaro per evitare un costoso esodo per le casse regionali.

ansa

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